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Terapia per Adulti

Jung ha proposto un’interpretazione della psiche che afferma la sua specificità soprattutto per il modo con cui vengono concepiti l’inconscio e l’energia psichica. Per sottolineare la differenza, fin dall’inizio egli nominò la propria Scuola “Psicologia Analitica” mentre quella freudiana manteneva il nome di “psicoanalisi”.

Secondo la Psicologia Analitica junghiana, l’inconscio non è costituito solo dai contenuti rimossi a seguito di conflitti infantili, ma nei livelli più profondi contiene anche gli aspetti primari secondo i quali la psiche umana si è costituita relazionandosi con il mondo, la presene dei quali è riscontrabile nel materiale immaginativo presente nella cultura di tutti i tempi. Di conseguenza, l’energia psichica non è soltanto il prodotto della conflittualità libido-istintuale, ma scaturisce dal confronto tra i dati della coscienza e quelli dell’inconscio, sia a livello infantile che a quello, più profondo, riferibile alle disposizioni arcaiche della personalità. Da queste premesse, deriva anche l’interpretazione del disturbo psichico specifica della Psicologia Analitica e di conseguenza la proposta terapeutica junghiana. Non si tratta solo di portare alla coscienza il contenuto del conflitto infantile rimosso (considerato la causa della sintomatologia disturbante) affinché venga ristabilito il controllo dell’Io; ma è necessario che il soggetto riconosca in sé anche la matrice arcaica, non per eliminarla ma per assumerla come un elemento significativo nella totalità della sua psiche.

La cura, dunque, non consiste solo nella ricerca di una sparizione dei sintomi, quanto nella maggiore comprensione che l’individuo deve raggiungere sul significato della sua presenza nel mondo. La psiche umana, infatti, se da un lato può essere intesa come una ricapitolazione della storia, dall’altro e proprio per questo, viene a porsi come un elemento costitutivo del presente. Questo processo, che rappresenta la sostanza del modello psicoterapeutico junghiano, viene chiamato processo di individuazione.

La prassi psicoterapeutica junghiana, dunque, deve tener presente che:
Devono essere analizzati anche gli aspetti della psiche che son riferibili a conflitti infantili. Questo richiede la conoscenza delle tecniche che appartengono ala sostanza del modello psicoanalitico, sia nella sua forma originaria che nei successivi sviluppi, e l’applicazione di esse secondo le esigenze che emergono dalla clinica.
Devono essere considerati, oltre a questo e relativamente al grado di sviluppo della personalità, i livelli più arcaici della psiche. Poiché questi appartengono comunque anche al terapeuta, la psicologia analitica attribuisce importanza essenziale alla relazione con l’analista. Il Setting analitico, infatti, non rappresenta solo il luogo in cui vengon rivissuti i conflitti infantili ma anche, e soprattutto, lo spazio per l’attivazione degli psichici più profondi che si esprimono nella persona umana ad opera della funzione immaginativa.

Affinché questo sia possibile, è necessario che la formazione dell’analista sia fondata principalmente sulla propria analisi personale. Da questa insostituibile esperienza egli deve essere posto in grado i padroneggiare non solo i conflitti derivati dalle proprie esperienze infantili, ma anche quei lati della personalità, molto più remoti  e oscuri, che saranno comunque risvegliati nel corso del suo lavoro professionale.

Sebbene la tradizione della Psicologia Analitica junghiana, come si è detto, risalga alla matrice freudiana ma si sia fin dall’inizio differenziata da essa, l’evoluzione degli studi sia da parte freudiana che junghiana spesso ha portato a convergenze importanti. Attualmente si può dire che le due scuole, pur mantenendo alcune loro specificità, presentano molti aspetti di interessante ed euristica integrazione. Convergono, comunque, su un punto: entrambe ritengono che l’approccio al disturbo psichico comporti l’integrazione nella coscienza dei contenuti dell’inconscio . Per questo, entrambe possono definirsi “analisi del profondo”.

Da A.M Sassone (AIPA) per Odine Psicologi della Lombardia, Orientamento 2017

Perché la Psicoanalisi?

Perché la psicoanalisi? Perché è l’esperienza più diretta e radicale per sciogliere i propri nodi interni. Per prendere contatto con l’Altro che è in noi, che prende forma di sintomi, difetti, inadeguatezza, di ciò che è meno bello e vorremmo evitare o allontanare dalla nostra vita. Si arriva alla psicoanalisi quando ormai si è già compreso che le nostre questioni interne sono fattori decisivi nel determinare come vanno le cose nella vita. E con lo strumento della psicoanalisi, in seguito ad adeguato tempo e lavoro analitico, si trova la strada per lasciar fiorire la parte più autentica di sé. Si trova il modo di convivere con sé e con l’Altro in noi, che è anche rappresentato dagli altri intorno a noi. La psicoanalisi permette di uscire dalla visione di categorie, come normale/anormale, dritto/storto, e di accedere finalmente ad un’ottica che include la nostra DIFFERENZA rispetto ai modelli di somiglianza collettivi. Certo, richiede coraggio esplorare la nostra regione interna, salendo su un battello nuovo. E’ naturale testare la fiducia di chi ci porterà, fare un accordo con un battelliere/analista che ci ispira fiducia, che si vuole competente e motivato a prenderci a bordo; che non si tufferà in acqua per primo né salirà sulla scialuppa senza voltarsi indietro verso di noi, che non sia insomma uno Schettino.
Uno che ci permetta di fare, in ragionevole sicurezza, il viaggio analitico e di immergersi in profondità dove nuotano i pesci preziosi. 

Adolescenti

Cronologicamente, l’adolescenza potrebbe essere collocata in un’età compresa tra i dodici e i venti anni, anche se è piuttosto difficile darne un’indicazione anagrafica precisa per via delle differenze individuali e delle caratteristiche della nostra società. Ironicamente, si potrebbe dire che l’adolescenza si sa quando inizia ma non quando finisce.Ti rendi conto che i tuoi figli stanno crescendo quando smettono di chiederti da dove vengono, e si rifiutano di dirti dove vanno.

Il Tatuaggio

il valore dei tatuaggi:  la modalità del FARE. La difficoltà di separarsi dall’infanzia non può diventare una consapevolezza mentale e rimane un livello del fare, dell’azione.
Il concreto che sostituisce il simbolico. non basta un segno del corpo è richiesto un passaggio interno. Tatuarsi è azione inconsciamente scelta per non accedere a scelte più mature. spesso tentativo di aiuto, quando viene a mancare l’ambiente d’infanzia. Il Tatuaggio segna il cambiamento.

La Psicoterapia

La psicoterapia serve a risolvere disagi che durano da tempo, che fanno tutt’uno con il carattere della persona, che sembrano condannarla a non poter essere felice, a fare sempre gli stessi errori, a subire dalla vita le stesse contrarietà o a ripetere le stesse scelte negative. Porta ad accogliere aspetti di sé ignorati o rifiutati che possono essere positivamente integrati e costituire la fonte di una nuova soddisfazione. Tratta i sensi di colpa, le angosce e i conflitti che rendono insoddisfacente e inautentica la propria vita. La psicoterapia è una cura che può portare ad un cambiamento significativo della persona.

Terapia di Coppia

Le coppie di oggi rappresentano una realtà molto mobile, una vera realtà in cambiamento nel nostro tempo. Le crisi coniugali così diffuse indicano una condizione contemporanea che è indice di un’epoca di forte instabilità e di ricerca per la coppia.

Il Percorso Psicoterapeutico della Coppia

In psicoterapia, una coppia che non riesce a stare insieme in modo creativo, produttivo e scambievole, può trovare un laboratorio di trasformazione che può risultare in una coppia nuova, coordinata, funzionante e più soddisfatta del proprio vivere insieme. 
È anche un modo per diventare un po’ più liberi dentro, prima di liberarsi dal partner che forse non è il solo colpevole della condizione prigioniera, e ritrovarsi marinai più competenti, magari per non sentirsi più turisti smarriti su una barchetta travolta dalle onde in balia del mare di emozioni e passioni, incluse rabbia e distruttività e violenza, mentre si viene trasportati su e giù, sgradevolmente impotenti e con un nauseante mal di mare!

Come Faccio a Sapere se la Terapia scelta è adatta a me?

Gli psicologi e i loro clienti lavorano insieme. L’incastro giusto è importante. La maggior parte degli psicologi concordano sul fatto che un fattore importante nel determinare o meno di lavorare con un particolare psicologo o psicologa, una volta che le credenziali e le competenze di tale professionista sono stabilite, è il vostro livello di comfort personale con quello psicologo o psicologa. Un buon rapporto con lui o lei è fondamentale. Scegli quello con cui ci si sente a proprio agio.

Che cos'è la psicoanalisi?

La psicoanalisi è un rapporto di cura tra due persone che si basa sul dialogo, non un’astrazione scientifica o un intervento tecnologico: un dialogo speciale, un dialogo che trasmette sentimenti, non utilizza strumenti tecnologici, se si eccettua la parola e il gesto, e a differenza di tutte le altre scienze, chiedi all’analista e al paziente ben poco, ma nello stesso tempo qualcosa di “umano troppo umano”: che siano ben svegli, vivi e presenti e possibilmente interagenti con parole e gesti.
L’analisi è soprattutto un viaggio entusiasmante e pericoloso nel mondo degli affetti, anche quelli più caldi. Non solo i sentimenti che sgorgano da un’infanzia più o meno traumatica, ma soprattutto quelli che si sprigionano nel vivo dell’incontro tra un paziente e un analista. La guarigione passa attraverso questo rapporto speciale di sentimenti e sulla capacità di elaborarli verso un nuovo equilibrio, una nuova vita.
Lo psicoanalista non racconta i fatti suoi, come invece succede tra amici. Non dà consigli come farebbe un amico. Cerca di partecipare ai sentimenti che provi di fronte a cose che ti succedono o sono successe e ti hanno fatto male. Si immerge nei tuoi problemi e tenta di scoprire con te i motivi che ci stanno sotto, aprendo nuove vie d’uscita. Facendo vedere le situazioni sotto una luce diversa, tenta di offrirti nuove e migliori prospettive. Spesso nuove possibilità inesplorate. Pare che cercando di mettersi nei tuoi panni, ti offre idee nuove quando si è stabilita una certa confidenza. Mettersi nei tuoi panni ti fa sentire compreso e meno solo.
È un’esperienza unica, che va aldilà delle parole e ti smuove qualcosa nel profondo.
A che serve la psicoanalisi, in cosa si differenzia da un rapporto quotidiano, o ritualizzato, cosa si rischia a metterci il naso?
L’analisi è un’esperienza che le persone possono accostare per meglio comprendersi ed essere compresi, e utilizzarla in caso di bisogno. Un’esperienza per cambiare.
La psicoanalisi per la gente
Come spiegare la psicoanalisi ai non addetti ai lavori?
Il colloquio comincia in modo semplice: l’analista chiede di parlare della tua vita e dei problemi che ti turbano e ti hanno condotto lì.
L’analista dichiara che i primi incontri servono a stabilire se i due, le due persone che si incontrano nella stanza di consultazione possono impegnarsi in un lavoro comune magari di lunga durata, avvertendo una sintonia a pelle: sono compatibili per una lunga traversata insieme? Saranno bene insieme? Insomma i due sono adatti a lavorare in coppia?
L’analista ha acquisito nel corso della sua formazione e della sua esperienza professionale soprattutto una particolare sensibilità identificatoria, che gli consente di mettersi nei panni degli altri inconsciamente e consapevolmente nel loro dolore, nella confusione, nella rabbia, anche in situazioni che non ha sperimentato in prima persona, per individuarne nuove aperture insospettabili.
Così dall’incontro di due esperienze uniche possono nascere i germi per la conoscenza e la trasformazione e superamento dei problemi del paziente.
TRANSFERT
In gergo analitico viene chiamato transfert la progressiva familiarità che prende piede nella stanza d’analisi, che quasi impercettibilmente si personalizza nella figura dell’analista con cui il paziente instaura una particolare vicinanza.
All’inizio l’analista rappresenta per il paziente poco più che un estraneo, seppur caricato di grandi aspettative e terapeutiche; poi, pian piano, diviene un confidente speciale, e, infine, quasi senza accorgersi, una persona unica nel panorama di amici e familiari con cui sperimentare emozioni, esporre stati d’animo, azzardare idee che paiono Bizzarri: tutte cose che fuori dalla stanza d’analisi, in società e soprattutto della cerca delle relazioni intime si colorano di vergogna all’idea di una esposizione pubblica.
Citazioni liberamente tratte da:
Sandro Panizza, Psicoanalisi per tutti – Parole e concetti comprensibili per i non addetti ai lavori, ed. ALPES 2019

Quali sono le aree di intervento?

PAURE E FOBIE
DISTURBI D’ANSIA E ATTACCHI DI PANICO
ANSIA E OSSESSIONI
PROBLEMATICHE NELLA RELAZIONE DI COPPIA
SENSO DI VUOTO E SMARRIMENTO DI SÉ
LE “NUOVE” DIPENDENZE
DISTURBI PSICOSOMATICI
DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE
AUTOSTIMA E DIFFICOLTÀ RELAZIONALI
ELABORAZIONE DI PERDITE, LUTTI E TRAUMI

Che cos'è la sofferenza psichica?

La sofferenza psicologica

Così come conosciamo il dolore del corpo, è pure presente il dolore che non è causato dal corpo. 

Questa altra sofferenza, che possiamo dire mentale, del cuore, dell’intimo o emotiva, si cura in modo diverso dalle cure che applichiamo ai mali del nostro corpo. 

Per avvicinarci alla cura di questo tipo di sofferenza dobbiamo avvicinare il nucleo intimo da cui nasce. L’unica via è attraverso la parola, il dialogo con una persona capace di facilitare questa attività. 

Per fortuna nel corso di questi ultimi cento anni la scienza che si occupa della sofferenza del secondo tipo si è molto sviluppata. 

Avrete già capito che sto parlando della psicoterapia, in particolare però della mia disciplina, la psicoterapia ad orientamento analitico. Essa nel corso del tempo ha raggiunto molti traguardi nella comprensione dei misteri della nostra intimità emotiva e delle possibili vie curative terapeutiche. 

Una grande differenza rispetto al modo in cui il medico affronta la sofferenza del corpo, è che nel campo delle sofferenze emotive e psicologiche non c’è mai un farmaco che possa agire velocemente. 

Infatti la cura che noi psicologi analisti portiamo avanti richiede il tempo necessario per andare nel profondo, per consentire alla fonte del nostro male di emergere in superficie. Questo è un lento e delicato processo. 

Il beneficio che alla fine ne viene però è grande perché, come molti potranno riconoscere, portiamo dentro di noi sin dai primi anni le verità del nostro cuore, che sono proprio le più decisive nel renderci oppressi o nel consentire che molte catene si sciolgano nella vita. 

 

Psichiatra o Psicoterapeuta?

Se lo psichiatra nello svolgere la sua funzione abitualmente utilizza la farmacoterapia e il colloquio, lo psicoterapeuta per la cura utilizza solo il colloquio, la conversazione, lo scambio verbale. 

Vi sono psicoterapeuti psichiatri e psicoterapeuti psicologi. I primi possono usare due strumenti diversi nella cura, i farmaci e la psicoterapia. Ma possono lavorare solo con i farmaci, oppure solo con la psicoterapia. 

Invece gli psicoterapeuti psicologi usano solo la psicoterapia. 

Nel campo delle psicoterapie c’è il mondo intero. Per cui scegliere di curarsi con la psicoterapia significa prima cercare un orientamento per scegliere. Se ti rivolgi al tuo medico di fiducia, egli ti invierà a professionisti da lui conosciuti, che godono della sua fiducia. Questa può essere una valida indicazione per orientarsi. 

Internet è piena di siti di psicologi, per cui il numero non aiuta a orientarsi. Internet è anche una risorsa perché avendo un po’ di tempo si può approfondire attentamente il curriculum del terapeuta da selezionare, e comprendere quale stile di lavoro ti sembra più adatto alla tua richiesta. 

In generale io credo che non ci siano cure in psicoterapia che abbiamo un esito durevole senza un adeguato tempo di cura. Esistono studi che lo dimostrano, vedi ad esempio Jonathan Shedler, articolo in inglese, Scientific American Mind 2010). 

Inoltre, in psicoterapia la cura non è un metodo basato su un manuale d’suo, che possa essere applicato indipendentemente da chi lo esercita. La rilevanza della personalità del terapeuta è centrale nell’efficacia perché la psicoterapia è una professione che si fonda sulla capacità di ASCOLTO. L’ascolto è una capacità che richiede una complessa e lunga formazione del terapeuta, e un insieme di talenti specifici non comuni. 

Che cosa curo?

Io curo, aiuto le persone a curarsi dei disagi che provano per i propri malesseri mentali, affettivi, per quello che ritengono di non poter affrontare da soli, per le difficoltà che incontrano nella vita: in particolare nelle relazioni con gli altri, nella autostima, nei cambiamenti esistenziali che ci aggrediscono. 

La preoccupazione per la propria vita può raggiungere livelli intollerabili. Questa preoccupazione può così bloccare la nostra vita che certamente occorre cercare un modo di affrontare questo. Rivolgersi a un terapeuta è pertanto la strada che percorriamo. 

Il livello di collaborazione che si può trovare rivolgendosi a un terapeuta può essere tale che davvero si produca un cambiamento interno, che si ritrova un modo congeniale per vivere in modo soddisfacente. 

Rivolgersi a un terapeuta è un tentativo per non scomparire nel silenzio, perché la nostra vita intima se non ha parole, senza una voce, rimane chiusa dentro di noi, ci danneggia e provoca dolore. 

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